Una casa senza muri per la lingua italiana

Approfondimento del 05.04.2019 di Carlotta Bernardoni-Jaquinta

Complice il clima mite e soleggiato, l’inaugurazione della Casa della Letteratura per la Svizzera italiana tenutasi il 30 marzo scorso si è svolta all’esterno, nel magnifico giardino di Villa Saroli a Lugano. Non è quindi varcando la “porta di casa” che sono stati accolti i numerosi ospiti venuti da tutta la Svizzera ma all’ombra delle piante del parco pubblico già abitato dalle voci dei passanti. Il luogo scelto non poteva essere più emblematico: è proprio uno spazio senza limiti che si espande oltre i muri quello pensato per la casa appena nata. Non solo: l’augurio – quello di Fabio Pusterla, uno degli autori presenti nonché membro della commissione di programmazione – è anche che si nutra di quel “vento selvaggio che fa della letteratura un’avventura conoscitiva costante”.

Settima a livello nazionale (dopo quelle di Basilea, Zurigo, Lenzburg, Stans, Ginevra e Bienne) e prima a livello cantonale, la Casa della Letteratura per la Svizzera italiana è un progetto nato nel 2016 su iniziativa dell’Associazione autrici ed autori della Svizzera (AdS) – sostenuta da vari enti pubblici e privati – con lo scopo di fornire una sede all’italianità in Svizzera dove promuovere la scrittura e la lettura. Lungi dal voler sostituire le numerose istanze già presenti sul territorio, la nuova casa è pensata come un punto di riferimento che riunisca gli operatori già attivi nel settore in modo che il dialogo sulla letteratura continui lungo tutto l’arco dell’anno, anche oltre i singoli eventi. Uno spazio comune costante dunque, aperto agli addetti ai lavori ma anche ai lettori dagli orizzonti più diversi, in cui le manifestazioni che già arricchiscono il Ticino possano incontrarsi. L’interazione verrà approfondita anche a livello nazionale – con le altre case della letteratura e gli altri enti attivi in ambito culturale – e internazionale, con la vicina Italia.

Sinergie, ponti, reti, confronto, scambi, finestre al posto dei muri, porte che si aprono in segno di accoglienza sono i concetti chiave espressi dalle diverse voci chiamate a battezzare i luoghi. In rappresentanza delle istituzioni, per sottolineare che la nascita di questo luogo può e deve avere un influsso anche oltre all’ambito puramente letterario, “essendo la lingua – lo affermano gli statuti – intesa come fondamento del pensiero e dell'agire sociale”, Pelin Kandemir Bordoli, presidente del Gran Consiglio, Marina Carobbio, presidente del Consiglio Nazionale, il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Manuele Bertoli e Marco Borradori, sindaco di Lugano.

È ispirandosi al concetto di “abitare” che sono stati invitati a esprimersi gli scrittori presenti sul palco. Prisca Agustoni, autrice e traduttrice a cavallo fra le lingue e i continenti, ha interpretato il tema proposto in tre direzioni diverse: dal senso di cura del pianeta a quello del vissuto del territorio – in continuo movimento e dunque costantemente in bisogno di riappropriazione – passando per l’abitare metaforico delle parole; dalla lingua intesa come casa di chi migra, dei “mutilati di una qualche lingua straniera”, alla lingua come luogo di accoglienza o spazio disabitato. Del passaggio da una lingua all’altra ha parlato anche Fabio Pusterla che ha ricordato – citando Philippe Jacottet – come anche il processo di traduzione possa essere inteso quale metafora dell’abitare, la ricerca di una nuova forma linguistica corrispondendo alla costruzione di una casa sull’altra sponda del fiume. In rappresentanza delle altre lingue della Svizzera con cui tessere un legame il vallesano Jérôme Meizoz e il grigionese Leo Tuor, che hanno letto i propri contributi rispettivamente in francese e in romancio e tedesco. Elena Spoerl – segretaria dell’associazione – ha invece prestato la propria voce ad Alberto Nessi – ospite alla Fiera del libro di Bologna che vede questa casa come un’opportunità per “esercitare la nostra umanità”, a immagine della lettura quale atto solidale – per dare spazio, come nel programma che verrà, anche agli assenti.

Questi e altri spunti – fra gli invitati anche Pietro De Marchi e Antonio Rossi – hanno riempito lo spazio che si propone senza limiti della nuova sede della lingua italiana in Svizzera. Un primo assaggio di quello che verrà offerto al pubblico nel variato e ricco programma che prende inizio il 10 aprile: incontri con scrittrici e scrittori – in erba o con anni di esperienza, di prosa, poesia e saggistica –, voci locali e vicine, voci dal passato; confronti con l’attività del traduttore e delle altre attività in campo letterario, poi dibattiti, formazioni, sostegno alle nuove leve e attività per i più giovani. Il tutto in collaborazione con persone e enti esperti del campo nell’intento di accogliere un pubblico ampio e eterogeneo.

Otto i corpi sul palco, molte di più le voci presenti: a ricordarci che la letteratura è dialogo per definizione – con quanto scritto e detto prima e con quanto ancora verrà – ogni singolo contributo, arricchito e ispirato dalle parole abitate da altri prima di noi. Nello stesso modo non possiamo che interpretare le cartoline di parole concepite per l’occasione e che riportano incipit di testi letterari come un invito non solo a distribuire oltre i confini le parole degli altri ma anche a darvi un seguito, in uno scambio che avvicini le voci più diverse.

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