Voci dell’italianità alle 41esime Giornate Letterarie di Soletta

Fra contrasti e punti d’incontro

Approfondimento del 02.06.2019 di Carlotta Bernardoni-Jaquinta

Nel discorso di apertura delle 41esime Giornate Letterarie di Soletta, che ha avuto luogo giovedì 30 maggio, Reina Gehrig ha invitato il pubblico a chiedersi quale sia il “luogo genuino” della letteratura: quello – geografico o interiore – in cui essa prende forma, quello in cui viene recepita o, più concretamente, la lingua stessa? E nel caso della traduzione allora, dove si situa il suo fulcro, nella lingua di partenza o in quella di arrivo? Sicuramente – è la conclusione verso cui ci ha elegantemente condotto la direttrice delle Giornate – per i giorni che verranno, il posto della letteratura sarà Soletta. Con il senno di poi, non possiamo che confermarlo: anche quest’anno la celebre manifestazione letteraria svoltasi come di consueto durante il fine settimana dell’Ascensione è stata l’occasione di riunire sotto lo stesso cielo – particolarmente limpido – una varietà di voci proveniente da tutta la Svizzera e oltre. L’inaugurazione stessa, svoltasi all’insegna del plurilinguismo e del dialogo, ha preannunciato il clima degli incontri a venire. Le autrici presenti sul palco (tutte donne! a immagine di uno dei temi conduttori di quest’anno) hanno composto un testo appositamente per l’occasione, in risposta, per forma o contenuto, all’inedito della scrittrice americana Nell Zinc. In rappresentanza dell’italiano – oltre alla Presidente del Consiglio nazionale Marina Carobbio Guscetti – la giovane poetessa ticinese Laura Di Corcia.

Il programma dedicato alla lingua italiana ha preso ampio spazio anche nei giorni di venerdì, sabato e domenica. Agli interventi degli altri quattro autori ticinesi invitati a presentare le loro opere più recenti – Fabio Andina, Andrea Bianchetti, Andrea Fazioli e Fabio Pusterla – si sono aggiunti gli spazi dedicati alla letteratura italiana contemporanea (rappresentata dalla scrittrice piemontese Raffaella Romagnolo e dal celebre fumettista romano Zerocalcare) e quelli incentrati sulla traduzione da o verso l’italiano con Maja Pflug, Florence Courriol-Seita – traduttrice di La disdetta di Anna Felder per le Editions Le Soupirail (intervistata per viceversaletteratura.ch da Claudine Gaetzi e Ruth Gantert) – e il già citato Fabio Pusterla, invitato anche in qualità di traduttore.

Proprio durante un dialogo con la giovane traduttrice francese quest’ultimo ha ricordato che – a seguito delle teorie di Henri Meschonnic – la traduzione è ormai di fatto riconosciuta come una questione di ordine estetico, una questione di poetica dunque e non un problema meramente linguistico e va dunque considerata come un “genere” particolare di scrittura. Spunto questo particolarmente interessante per sottolineare come il dialogo fra i diversi autori invitati alle Giornate non si sia concretizzato solamente a livello linguistico e delle conseguenti realtà culturali implicate tramite, per esempio, le letture bilingui ma anche a un livello più trasversale. Questo perché, torniamo a ispirarci alle parole di Pusterla, che si riferisce più ampiamente alla realtà in cui viviamo, “il confine è mutabile, la questione della frontiera è ormai superata dalla realtà palpabile”.

È dunque evidenziando le relazioni fra i diversi incontri che ci sembra più interessante riportare le impressioni delle letture dedicate alle voci della Svizzera italiana, a volte in accordo, altre in contrasto, partendo proprio dall’immagine di un movimento altalenante. Parla infatti di “oscillazione”, dondolìo continuo fra “accoglienza e estraneità sociale” Laura Di Corcia che nella sua seconda raccolta di poesie – In tutte le direzioni, LietoColle (recensita per viceversaletteratura.ch da Lorenzo Cardilli) – accompagna il lettore lungo un viaggio geografico, psicologico e temporale che parte dalla mitologia per arrivare all’io coinvolto nel presente. “Lo straniamento abita tutti noi”, ricorda la poetessa spiegando che il suo parlare di migrazione è anche e soprattutto un gesto introspettivo.

Non è estraneo alla tematica di un certo senso di straniamento nemmeno Andrea Fazioli che afferma: “si può appartenere a luoghi che non si è mai visto”. Lui nel dondolìo sembra sostare. È quello che suggerisce Pierre Lepori, moderatore della lettura dedicata alla sua ultima raccolta, Succede sempre qualcosa, Casagrande (recensita per viceversaletteratura.ch da Alceo Crivelli): le atmosfere sospese, le situazioni in bilico caratteristiche di alcuni dei testi che compongono il libro sono presenti anche nei suoi gialli. A interessare l’autore di questa ultima raccolta – nata dall’osservazione della realtà che scorre sotto i suoi occhi nella piazza di una piccola città – sono proprio “le piccole cose da cui possono scaturire cose enormi”. Ogni racconto, infatti, descrive una realtà diversa e molto spesso inaspettata.

Particolarmente attento – anche se con uno sguardo diverso – ai “piccoli gesti apparentemente insignificanti che hanno un potenziale grandissimo” anche Fabio Andina, autore di La pozza del Felice (Rubbettino) (insignito del Premio Terra Nova e recensito per viceversaletteratura.ch da Sara Groisman) che prende spunto da una storia vera per allontanarsi in seguito dai fatti biografici grazie all'immaginazione. Se la trama è relativamente lineare, a saziare il lettore sono proprio la ricchezza della semplicità del quotidiano e la lingua stessa.

Tramite una lingua “pulita”, asciugata da tutto quanto è superfluo – che risponde al desiderio di riavvicinare i lettori alla poesia –, in Gratosoglio (freschissimo di stampa per le edizioni Sottoscala) Andrea Bianchetti compone un poema che riflette sul ruolo fondamentale, per costituirci nel presente e nel futuro, della memoria, spazzata via – secondo l’autore – dall’effimero della realtà virtuale. Posizione, questa della memoria, vicina a quella del Pusterla poeta secondo cui l’affievolirsi dell’“istituzione della memoria individuale e collettiva” corrisponde a un “venir meno della coscienza del passato”.

Tante le voci (in tutto gli autori invitati sono una settantina), le posture, i generi (dalla poesia, scritta e orale, al fumetto, passando per varie forme di prosa) e i formati. A quelli più classici della lettura frontale con moderatore, si accompagnano quelli più vivaci dei dialoghi bilingui, saloni di poesia e performance spoken word. Particolarmente interessante dal punto di vista della letteratura italofona la collaborazione con il programma radiofonico Alice di Rete Due che, grazie alla puntata speciale aperta al pubblico in diretta da Soletta, ha permesso agli assenti di presenziare da lontano fornendogli un interessante sunto del programma dedicato all’italianità. Ricordiamo poi i forum per il pubblico specializzato, i laboratori di discussione attorno a testi inediti o a questioni socio-politiche, il programma per i più giovani e altri eventi extra-letterari fra cui la tradizionale partita di calcio della Nazionale svizzera di scrittrici e scrittori. L’offerta è vastissima anche la sera: dalle 20 prende il via il “girovagare letterario” alla scoperta dei luoghi e dei locali della città vecchia accompagnati da manifestazioni letterarie e musicali. Contribuiscono all’atmosfera particolarmente aperta e conviviale della manifestazione anche i palchi all’aperto che danno spazio sia agli autori invitati che agli emergenti desiderosi di far sentire i propri testi al pubblico.

Le Giornate letterarie di Soletta non sono dunque solo una vetrina per la scena letteraria svizzera dedicate agli addetti ai lavori. Il merito della manifestazione è proprio quello di offrire la letteratura tramite vari canali e modalità fornendo un programma intenso, coerente, ricco di voci che testimoniano la diversità della letteratura svizzera contemporanea.