« Sehnsucht » de traduction

Petit aperçu du concours de traduction aller-retour

Approfondimento del 16.03.2021 di Lydia Dimitrow et Camille Luscher

«Sehnsucht» di traduzione

Alcune considerazioni sul concorso di traduzione aller-retour

di Lydia Dimitrow e Camille Luscher

Tradurre una poesia: un’impresa folle, impossibile, utopica?
Probabilmente.
E forse proprio per questo bisognerebbe provare.
La poesia di Eva Maria Leuenberger sottoposta a chi ha partecipato a questo concorso (vedi sotto) è incentrata su uno di quei termini tedeschi considerati intraducibili: Sehnsucht.
In un certo senso, l’essenza di una traduzione letteraria sta proprio in questo: nel desiderio di mettere un testo a nudo, nella voglia di condividerlo, di cogliere un certo qualcosa che ci tocca, di farlo nostro. Un tendere verso l’altro accompagnato dalla malinconia dell’impossibile.

E d’altronde, che cos’è una traduzione riuscita? Esiste? Forse è qualcosa a cui tendiamo, con Sehnsucht, con nostalgia. Le buone traduzioni dialogano con il testo di partenza, toccano, interrogano, echeggiano, generano uno spazio poetico da esplorare. Ogni traduttrice, ogni traduttore, anche alle prime armi, ha un suo modo di avvicinarsi a un testo, di appropriarsene… E il testo tradotto recherà le tracce della sua percezione delle cose, o in ogni caso della sua percezione della letteratura, della sua sensibilità, ma anche di come si relaziona con la propria lingua.

Sin da principio, con l’intento di rivendicare questa visione plurale della traduzione, per il concorso sono state previste diverse categorie di premi. Invece di un podio, una serie di pedane della medesima altezza, ma distribuite arbitrariamente nello spazio e intitolate «musicalità», «coerenza», «lingua», «audacia»… Di fronte all’alta qualità dei contributi, è poi stato ritenuto necessario aggiungere altre pedane che potessero omaggiare un lavoro collettivo fruttuoso, un bilinguismo straordinario e addirittura una non-traduzione: una poesia a mo’ di eco, che si rifà alle idee e alle metafore dell’originale per poi trasporle liberamente in un altro universo poetico.

Ogni scelta comporta una certa arbitrarietà e i testi che avrebbero meritato un riconoscimento sono stati numerosi. Il lavoro di una giuria procede come una traduzione: nel qui e ora, con argomenti indiscutibili che potrebbero essere scartati poco dopo dalla persona stessa che li ha avanzati. Quale elemento dà il tocco decisivo? Un ritmo, un respiro, un «non so che» inafferrabile.

Abbiamo voluto proporre un collage che permettesse di udire in maniera quasi impressionista la varietà di letture, soluzioni e scelte che si dispiegano come una corolla intorno ai pistilli dell’originale.

audio-collage-traduction-leuenberger

Una parola che evoca un’immagine, una sensazione e già ci si trova a chiudere un occhio su certi errori d’interpretazione. Prendere fischi per fiaschi è meno grave di un’espressione piatta, banale, a maggior ragione nell’ambito di un concorso che non prevede una pubblicazione. Qualora fosse pubblicato, il testo tradotto passerebbe da una fase, necessaria, di revisione esterna. E così, nelle traduzioni del concorso può capitare che la nostalgia, o qualsiasi parola usata per descrivere questo sentimento misterioso, al quinto verso diventi una finestra, anche se nell’originale non c’è un paragone diretto ma solo un’apposizione.
Benché non ci siano traduzioni migliori delle altre, ne esistono di preferite. Fra queste ne abbiamo scelte tre per la resa in francese dell’intera poesia di Eva Maria Leuenberger.
In parecchi casi, chi ha tradotto in francese ha inserito rime assenti nell’originale, a riprova che nella tradizione francese la rima è tutt’oggi un forte marcatore poetico, spesso associato al ritmo e alla melodia.
È una scommessa talvolta rischiosa, ma che è stata raccolta da Raphaela Almeida Dias del Collège de Saussure di Ginevra e che le ha valso il premio per la musicalità per essere riuscita a rimare la sua poesia evitando l’aggiunta eccessiva di immagini e prestando grande attenzione al campo lessicale dell’originale. La composizione risulta permeata di armonia e dolcezza, eppure trova il modo di recuperare il ritmo del testo tedesco.
Anthony Hermann e Ludivine Vesin del Collège Sainte-Croix di Friburgo hanno lavorato a quattro mani ottenendo una traduzione al contempo creativa e precisa. Hanno preso l’ardita decisione di accostare l’espressione vague à l’âme, che denota uno stato malinconico, all’immagine suggerita dall’omografo vague, ossia «onda», creando una sensazione di movimento che si avvicina alla tensione contenuta nel termine Sehnsucht.
Chloé Devaud del Collège Saint-Michel di Friburgo si è aggiudicata il summenzionato premio per una riuscita non-traduzione. Il suo testo offre infatti un’interpretazione dell’essenza dell’originale. Una non-traduzione parte per forza di cose da un’idea di traduzione, in questo caso da intendere principalmente come una relazione, che può prendere forme diverse, ma appare soprattutto essere di natura causale: una poesia che ne suggerisce un’altra. Siamo certi che senza l’originale di Eva Maria Leuenberger i versi di Chloé Devaud non avrebbero visto la luce nella forma e con le parole che hanno assunto.


In concomitanza con l’edizione di Friburgo del 6 marzo 2021, che si è dovuta tenere online, il festival di traduzione aller↔retour ha proposto un concorso di traduzione destinato ai non-professionisti e agli studenti delle scuole medie superiori. L’idea di assegnare diversi premi era volta a valorizzare la pluralità dei criteri che caratterizzano una buona traduzione. Non esiste mai un’unica soluzione giusta: ogni traduzione dipende da determinate scelte e priorità su cui decide di basarsi chi traduce.

La giuria composta dalle traduttrici Lydia Dimitrow e Camille Luscher, dal poeta Beat Christen, dalla responsabile dei programmi di sostegno alle nuove leve presso la Casa dei traduttori Looren Florence Widmer e dalla docente nonché organizzatrice del festival Sylvie Jeanneret ha quindi deciso di riservarsi la possibilità di aggiungere alcune categorie di premi in funzione della qualità delle poesie.

I partecipanti al concorso erano invitati a tradurre una fra tre poesie proposte: una in francese di Thierry Raboud, una in svizzero-tedesco di Ariane von Graffenried e una in tedesco di Eva Maria Leuenberger.
Alla fine la giuria ha attribuito 10 premi e 8 distinzioni speciali. Hanno concorso 120 testi, opera di quasi 150 partecipanti (diversi studenti hanno proposto traduzioni collettive) provenienti soprattutto dalle scuole di Friburgo e Ginevra. Prima dell’inizio del concorso è stato distribuito un dossier pedagogico preparato per l’occasione allo scopo di sensibilizzare le classi interessate al tema della traduzione.
Maggiori informazioni sul concorso e sul dossier pedagogico sono disponibili sul sito del festival e del concorso.