Qualche domanda a Luigi Colombo, traduttore di «Là-bas, août est un mois d'automne» di Bruno Pellegrino

Approfondimento del 14.07.2021 di Anna Margherita Vallaro

Con grande pudore, Bruno Pellegrino ci permette di penetrare nell’intimità di Gustave e Madeleine, un universo che scopriamo attraverso brevi capitoli, sempre datati, dal 1962 al 1972: la scrittura delicata e precisa porta il lettore a osservare i personaggi, come uno spettatore privilegiato che vede la vita scorrere dietro un vetro. Il romanzo è liberamente ispirato alla vita del poeta e fotografo Gustave Roud e di sua sorella Madeleine. Quattro anni di ricerca hanno permesso all’autore di immergersi non solo nell’universo letterario di Gustave Roud, ma anche di consultare la sua corrispondenza, le interviste radiofoniche, gli articoli; ma soprattutto di vedere le sue numerose fotografie e un film a lui dedicato. Tuttavia, come puntualizza Pellegrino stesso, si tratta di un romanzo e l’abilità dell’autore è stata anche quella di fondere realtà e finzione letteraria. Lo sguardo poetico di Gustave, la sua precisione lessicale ma anche quella dei gesti; la saggezza di Madeleine, il quotidiano domestico, la cura degli ospiti e della casa. Del resto, la casa di Carrouge è il terzo personaggio del romanzo, un guscio che protegge gli altri due, accoglie i loro silenzi e la complicità quotidiana, una casa piena di ricordi e custode delle tradizioni di famiglia. La voce narrante, soprattutto all’inizio, lascia ampio spazio ai due protagonisti che conducono una vita tranquilla nella campagna del Canton Vaud. Gustave osserva la natura e gli uomini: scrive e fotografa; Madeleine è curiosa, legge, e attraverso di lei il lettore esce dalla dimensione locale per vivere, insieme ai protagonisti, eventi salienti quali l’allunaggio del 1969. Scritto originariamente in francese, il romanzo è stato recentemente pubblicato dalla casa editrice Armando Dadò nella traduzione italiana di Luigi Colombo con la prefazione di Alberto Nessi; per inoltrarci nelle particolarità del testo rivolgiamo alcune domande al traduttore.

Anna Margherita Vallaro: I personaggi di Gustave e Madeleine si esprimono in modo diverso, le loro voci si susseguono da un capitolo all’altro, quali accorgimenti ha usato per mantenere le particolarità di ognuno? Ha tradotto il romanzo dall’inizio alla fine oppure ha privilegiato prima una voce e poi l’altra?
Luigi Colombo: sì, ho tradotto il romanzo dall’inizio alla fine. Madeleine interviene infatti poco attraverso il discorso diretto – solo qualche battuta: i suoi interventi sono per lo più affidati al discorso indiretto libero, in cui si manifesta l’abilità dello scrittore – all’interno, peraltro, di una grande unità di stile – nel rendere tonalità diverse che gli permettono di caratterizzare in modo distinto i due personaggi. Accingersi a tradurre implicava abbandonarsi al flusso stilistico unitario che caratterizza il romanzo, lasciandosi quindi portare – in un certo senso – da quel flusso. Questo abbandonarsi è stato all’origine del piacere che ho provato nel tradurre.

Dalla nota al romanzo si evince che stralci della corrispondenza di Gustave e Madeleine e del diario di Gustave Roud sono stati inseriti nel romanzo, come ha affrontato questo aspetto del testo che è definito “un’opera collettiva”?
Il romanzo si fonda in gran parte sul Journal di Gustave Roud. Numerose sue annotazioni sono riprese pressoché tali e quali da Pellegrino, che abilmente le fonde e amalgama nel romanzo che ha ideato, senza virgolettare nulla o quasi. Nel Journal compare anche inevitabilmente la sorella Madeleine, specialmente come nume tutelare della casa – che è pure un “personaggio” del romanzo. In questo senso, credo, l’autore parla di “opera collettiva”. Collettiva però omogenea, che ne fa a mio modo di vedere un testo di respiro unitario e di grande qualità.

Il quotidiano dei due personaggi è profondamente legato al Canton Vaud, come ha affrontato le difficoltà traduttive legate alla ricchezza lessicale della flora ma anche ai realia?
Forse la sorprenderò, ma le difficoltà legate al lessico della flora non sono state le più ardue; un buon dizionario, magari specifico, permette di risolverle abbastanza agevolmente, privilegiando non il termine scientifico ma quello comune, quando non popolare. Quanto ai realia, francamente non sono molti, e il fatto di vivere in Ticino e parlare un italiano diciamo regionale mi permette di trasporre abbastanza agevolmente certi termini e espressioni del francese regionale del canton Vaud.

Quali sono state allora le difficoltà più ardue?
In un solo caso mi sono trovato a malpartito: non trovando l’equivalente del nome di un fiore ho chiesto all’autore. Con mia grande sorpresa mi ha risposto che doveva trattarsi di un suo errore, aveva annotato in modo scorretto il nome nei suoi appunti… Dal contesto – stagione di fioritura, luogo, elementi descrittivi di Pellegrino stesso – ho individuato un fiore che verosimilmente è quello che doveva comparire nella versione originale. Come vede, non solo il traduttore è traditore!