Friedrich Dürrenmatt è nato il 5 gennaio del 1921 a Konolfingen (BE). Figlio di un pastore protestante, ha ottenuto la maturità a Berna e ha studiato letteratura, filosofia e scienze naturali a Zurigo e a Berna. Inizialmente indeciso tra l'arte della pittura e quella di scrivere si è deciso ad un certo punto per la seconda continuando comunque sempre a dipingere e disegnare. Tra il 1956 e il 1966 è diventato famoso in tutto il mondo grazie ai suoi testi per il teatro (Der Besuch der alten Dame, Die Physiker e Der Meteor). I suoi due romanzi gialli (Der Richter und sein Henker und Der Verdacht) furono inizialmente pubblicati nel 1950 come romanzi a puntate nel Schweizerischen Beobachter. Ha ottenuto numerosi premi per la sua opera, tra gli altri il Premio Welt nel 1948, il Premio Schiller nel 1960, la Buber-Rosenzweig-Medaille nel 1977, il Premio austriaco per la Letteratura europea nel 1983 e il Premio Georg Büchner nel 1986. Il 14 dicembre del 1990 Friedrich Dürrenmatt è deceduto a Neuenburg, all'età di 69 anni, a causa di un colpo al cuore. Nel 2000 è stato aperto nella sua casa il Centro Dürrenmatt dove vengono organizzate esposizioni e conferenze riguardanti la sua opera.
Bibliografia
Arnolph Archilochos, sottocontabile in un’azienda che produce mitragliatrici e cannoni atomici, è pingue, occhialuto, inibito. Nulla che lasci intuire le sue remote origini greche. La sua mesta esistenza è puntellata da valori inscalfibili, incarnati da un pantheon personale che include il presidente della Repubblica, il capo spirituale della setta cui è affiliato e l’industriale Petit-Paysan per cui lavora. Un uomo ligio e insignificante, insomma. Una mezza calzetta, secondo alcuni. Almeno fino a quando Archilochos non decide di pubblicare un laconico annuncio, «Greco cerca greca», che – si augura – gli consentirà di trovare moglie e insieme di riannodare i rapporti con la radiosa patria che non ha mai conosciuto. E l’impensabile accade. La giovane donna che si presenta a lui, Chloé Saloniki, non solo è abbagliante di bellezza ed eleganza, ma trasforma di colpo il timido contabile in un uomo facoltoso, potente, ossequiato – fulcro di un consesso sociale che lo aveva sino allora ignorato e calpestato. Quando finalmente Archilochos scoprirà le ragioni di questa miracolosa metamorfosi, il sistema «consolidato, puntuale, etico, gerarchico» che lo sorreggeva andrà in pezzi. E non meno sbalorditivi saranno i successivi sviluppi. Il mondo che questa favola incantevole e feroce raffigura – il nostro mondo – è del resto non meno assurdo che allarmante, e il sarcasmo incendiario di Dürrenmatt incenerisce tutto nel ridicolo: falso decoro borghese e conformismo religioso, impostura politica e aneliti rivoluzionari, rigorismo morale e paternalismo imprenditoriale. Tutto tranne forse l’amore – l’amore che non teme la verità.
(Dalla presentazione del libro, Adelphi)