Roberta Nicolò

Roberta Nicolò è nata a Lugano nel 1972. Studia Antropologia culturale a Siena. A luglio 2014 rientra in Ticino. Lavora  nel mondo della comunicazione per il settore culturale e no profit e come giornalista free lance.

Bibliografia

Minusio, Photo Ma.Ma, 2015.

3 giugno 2015. Un evento gremito. È l’esposizione fotografica World Press Photo 15, a Monte Carasso (Ticino), mostra di immagini forti, che raccontano tante storie del mondo. Roberta osserva quelle fotografie. Ascolta le parole del curatore e legge qualcosa nei suoi occhi. Lo legge con l’istinto, lo legge con la pelle. Qualcosa in quel momento nella sua vita cambia per sempre. Non sa spiegare a se stessa cosa sia, cosa l’abbia fatta cambiare, ma ha la certezza che da quel preciso momento non sarà più la stessa. Sa che ha una responsabilità che deve affrontare.
Parte così il racconto di un viaggio attraverso i ricordi, che sembrano frammenti spezzati di una storia. Una storia che la protagonista conosce già, ma che racconta al lettore con lo stesso disordine sparso in cui l’ha vissuta. Gli anni si susseguono senza ordine temporale, la troviamo bambina, adulta e ragazza. È il racconto di un abuso. Subito all’età di 5 anni e rimosso dal ricordo. Un dimenticare voluto anche dai genitori. Un negarle la verità, come a voler cancellare l’accaduto.
Tanti i segnali del disagio lanciati e mai raccolti, fino a quando una psicoterapeuta l’aiuta a ricordare, a capire. Solo allora la madre le confessa i fatti e Roberta può cominciare a rimettere ordine nella sua vita.
L’episodio risale al 1977, un fatto che scosse le cronache luganesi di allora e di cui, solo oggi, Roberta ha trovato il coraggio di ricercarne i ritagli dei giornali. Un articolo dell’epoca viene offerto anche al lettore.
L’autrice trova la forza di raccontare pubblicamente e senza vergogna. Perché di pedofilia si parla, si scrive, ma nonostante tutto, l’omertà tende ancora a farla da padrona.
La vergogna va scardinata. Occorre denunciare di più, perché essere vittime non è un’onta, non è una colpa. È solo un dato di fatto. Di cui essere consapevoli. Anche lo sguardo del pubblico deve cambiare, non serve compassione, pena, sentimenti che alimentano soltanto la paura di uscire allo scoperto, ma occorre comprensione, intelligenza.
L’autrice si racconta e ci mette la faccia. È pronta a dire lo faccio io per prima. Lo faccio perché altri possano trovare il coraggio di dire.

(Presentazione del libro, Photo Ma.Ma Edition, 2015)