S. Corinna Bille (il cui vero nome è Stéphanie) nasce il 29.8.1912 a Losanna e muore il 24.10.1979 a Sierre. Cresce nel castello barocco di Paradou a Sierre che suo padre, il pittore Edmond Bille, utilizza come atelier. Comincia presto a scrivere poesie e all'età di sedici anni decide di diventare scrittrice. Dopo la scuola elementare dalle suore e la scuola di commercio a Buissonnets trascorre un anno a Zurigo, poi qualche mese a Parigi. Durante le riprese del film Rapt, tratto da un romanzo di Ramuz, incontra l'attore Vital Geymond con cui si sposa nel 1934. La coppia vive a Parigi, ma il matrimonio non funziona e Corinna Bille torna a Paradou. A partire dal 1937 pubblica poesie e novelle e nel 1944 il suo primo romanzo intitolato Théoda. Dal 1939 vive nel clima artistico di Glérolles (canton Vaud) con lo scrittore Georges Bourgeaud. Nel 1942 incontra Maurice Chappaz, con cui si sposa nel 1947 dopo aver ottenuto l'annullamento del suo primo matrimonio. La coppia dà vita a tre figli e si stabilisce nel 1957 a Veyras. Nel 1969 S. Corinna Bille viene premiata con il Gran Premio dell'Académie Rhodanienne per La fraise noire, nel 1974 ottiene il Premio Schiller per la sua opera completa e nel 1975 il Premio Goncourt della novella per La Demoiselle sauvage. La scrittrice muore a sessantasette anni, di ritorno da un viaggio in Transsiberiana.
Bibliografia
Marthe macht Ferien an der Côte d’Azur. Dort begegnet die verheiratete Schweizerin dem jungen Fischer Marceau, und die Liebe bricht wie eine Naturgewalt über die beiden herein. Für kurze Zeit gibt sich das ungleiche Paar dem Liebesrausch hin. Doch als Marthe ein Jahr später zurückkehrt, ist auch Marceau verheiratet. Einzig sein Bruder, der Marthe wie ein Doppelgänger ihres Geliebten vorkommt, lässt sie weiterträumen, bis die Liebe im dritten Sommer endgültig erlischt.
Dass Marthe unverkennbar Züge der Autorin trägt, zeigt ein Brief von S. Corinna Bille aus dem Sommer 1950: «Ich habe da einen echten Freund. Das ist ein junger Fischer aus der Gegend. Ein einfaches Wesen, absolut wunderbar.» Meerauge ist aber nicht nur eine melancholische Liebesgeschichte, sondern auch das Porträt eines Landes kurz nach dem Weltkrieg, der noch durch alle Köpfe spukt, und einer Zeit, in der Kolonialismus und Rassismus kaum hinterfragt werden.
Zu Billes Lebzeiten unveröffentlicht, erschien Meerauge 1989 postum in einer stark gekürzten Version. Rund siebzig Jahre nach der Niederschrift macht die Übersetzerin Lis Künzli diesen literarischen Schatz erstmals in seiner ursprünglichen Form zugänglich.