Max Frisch nasce il 15.5.1911 a Zurigo. Dal 1930 al 1934 studia germanistica presso l'Università di Zurigo ma contemporaneamente, a partire dal 1931, inizia a lavorare come giornalista indipendente per la "Neuen Zürcher Zeitung" e altri giornali. Dopo aver interrotto gli studi parte in viaggio, a Praga e nei Balcani. Al suo primo romanzo, Jürg Reinhart, nel 1937 ne segue subito un altro, Antwort aus der Stille. Difficoltà finanziarie e i dubbi che lo assillano lo spingono a studiare architettura presso il Politecnico di Zurigo, dove rimane fino al 1940. Nel 1941 apre il proprio studio di architettura a Zurigo a cui si dedica fino al 1955. In seguito autore indipendente, vive a Männedorf, Roma (con Ingeborg Bachmann, dal 1960 al 1965), Berzona (in Ticino), Berlino, New York e Zurigo. Nel 1980 è stata creata la Fondazione Max Frisch e nel 1981 l'Archivio Max Frisch presso il Politecnico di Zurigo. L'autore è stato membro dell'Accademia tedesca della lingua e della poesia di Darmstadt, dell'Accademia delle arti di Berlino e di altre istituzioni simili. Ha ottenuto diversi dottorati honoris causa ed è stato insignito di innumerevoli premi. Max Frisch è morto nel 1991 a Zurigo.
Bibliografia
Omobono e gli incendiari, scritto per la radio nel 1953 e adattato per la tv e il teatro cinque anni dopo, è una dark comedy che mette in scena un mondo distorto, nel quale folli piromani si presentano nelle case fingendosi venditori porta a porta e chiedono ospitalità, per poi dare tutto alle fiamme. Con la complicità inconsapevole dell’ingenuo – ma non del tutto innocente – proprietario.
Andorra (1961) è incentrato sulle vicende del bambino adottato dal “maestro”, il giovane Andri che tutti credono ebreo, ed è perciò vittima del diffuso sentimento antisemita in un immaginario stato di Andorra, minacciato dall’invasione dei Neri.
Tra le opere teatrali più popolari di Frisch, i due testi riecheggiano da un lato le modalità tipiche della tragedia antica, immergendole in un contesto storico tipicamente novecentesco, dall’altro sono debitori a maestri quali Ionesco e Brecht. Muovendosi tra “teatro epico” e “teatro dell’assurdo”, infatti, Frisch chiama direttamente in causa lo spettatore spingendolo a riflettere sul pregiudizio e l’ipocrisia delle nostre società e sull’ineludibile responsabilità dei singoli.
(Dalla presentazione del libro, Mondadori)