Raccolta tardiva
Poesias/Spätlese. Gedichte

Mit seinen Werken prangerte Theo Candinas in den Siebzigerjahren gesellschaftliche und religiöse Tabus an. Nun legt er sein lyrisches Vermächtnis vor, eine «Spätlese» von zornigen und zärtlichen, lauten und leisen Gedichten.

(Somedia Buchverlag)

Nota critica

Nella sua Raccolta tardiva, Theo Candinas ci mette di fronte a quasi un centinaio di poesie. L’autore, più conosciuto come scrittore della lingua tagliente e senza peli sullo stomaco che da decenni esprime giudizi molto decisi nei confronti dell’autorità o della chiesa. Non ha mai smesso di confrontarsi con la critica sociale e ha combattuto instancabilmente per i suoi ideali di un mondo più equo e più leale, pensiamo alcelebre personaggio di Gion Barlac, o ai testi di dura denuncia come Tè-Tuà. Mezzo secolo dopo i due primi volumi poetici di Candinas (pubblicati nel 1959 e nel 1966), segue ora un terzo. L’opera rappresenta l’eredità poetica di un autore ultraottantenne: una miscela di rabbia, ostinazione e fragore tipica di Candinas, che si combina con l’anima sensibile del poeta dalla voce sommessa, come in Poesias sin pupi blau [Poesie su sfondo blu], con «la lacrima trattenuta», «l’amore perduto», o le enigmatiche metafore della poesia conclusiva: «Melli gadas stilletada / cul cunti e cul marti / scultschenad’e violada / noss’amur / cul caltschiel strunglada / lu puspei levada / per vegnir sbittada / torturad’ a mort / noss’amur / senza fin e mort.» [Stilettato mille volte / col coltello e col martello / bistrattato e violentato / il nostro amore / strangolato con la calza / poi di nuovo risuscitato / per essere rifiutato / torturato a morte / il nostro amore / senza fine e senza morte»].

(Mevina Puorger, «Viceversa Letteratura» n. 5, 2011, traduzione di Calogerino Oliva)