Il viaggio continua
Opere scelte 1970-1995

Nella diaspora stellare di spiriti irregolari seguita al big bang del 63, il caso di Franco Beltrametti è il più esemplare e – per chi voglia ricostruirne il senso – il più disperante. Nessuno più di lui visse l’esperienza artistica in primo luogo come esperienza, appunto: fervore di avventure e deterritorializzazione continua. Decisivi il viaggio in Giappone, nel ’66, e il soggiorno nel Belice dopo il terremoto del ’68. [...] Un’esistenza «in forma di arcipelago» (per parafrasare Blanchot) è quella di chi concepisce sé, e la propria espressione artistica, semplicemente come relazione con l’altro, gli altri. Per questo parte integrante del libro è l’«indice dei nomi» con cui, di queste relazioni, si traccia la mappa. [...] Ogni volta che Beltrametti si è versato sulla pagina – sempre leggero e divagante, acquerellesco e zen: a parole quanto per immagini – lo ha fatto per collegare le isole nella corrente della sua vita. Così questa vita si è fatta, fino in fondo, poesia: perché è la poesia quella cosa che stabilisce legami.

(dalla presentazione del libro, L'Orma editore)

Rassegna stampa

"[...] Questo libro, esattamente come una retrospettiva d'autore, riesce comunque a rendere ragione, passo dopo passo, del libero svolgimento di una vicenda artistica legata a doppio filo all'imprevedibilità della vita stessa. [...] Le poesie di questo autore non vogliono porsi come cristallizzazioni ma come semplici tracce, come orme calcate solo un poco. [...] A contare, infatti, è anzitutto la spinta interiore, questa energia della vita che in modo fulmineo diventa energia verbale solo per bruciarsi e ricominciare subito daccapo, in uno svolgimento ininterrotto. Il titolo del volume in tal senso è scelto benissimo. Beltrametti non voleva in nessun modo tradire l'immediatezza del cortocircuito tra vita e posia, il continuo e reciproco fluire e rifluire dell'una nell'altra. Non voleva tradirlo, insomma, in quella che avvertiva come la possibile calcificazione dell'istituzione poetica, con la sua stabilità e staticità [...]" (Roberto Galaverni, La Lettura, 17.06.2018)