Per una fetta di mela secca
Fra l’inizio degli anni Quaranta e quello degli anni Ottanta del XX secolo, in Svizzera vigeva la prassi di affidare, d’ufficio e contro la volontà dei diretti interessati, bambini e giovani a istituti o contadini. I numerosi collocamenti che avvennero in quel lunghissimo periodo interessarono bambini provenienti da famiglie povere, figli illegittimi o appartenenti a situazioni familiari precarie, ragazzi considerati difficili, scomodi o ribelli. Molte delle vittime di tali decisioni di collocamento coercitivo sono state mandate a servizio, sfruttate in aziende agricole, internate in istituti psichiatrici o penitenziari, maltrattate, sottoposte ad adozioni forzate o hanno subito (spesso a loro insaputa) sterilizzazioni.
Per una fetta di mela secca racconta la storia di una di queste bambine: Lidia Scettrini. Un nome e una storia di fantasia utilizzati per raccontare quella che è stata la storia di molti.
(dalla quarta di copertina, Capelli)
Attraverso la storia di fantasia di Lidia Scettrini, cresciuta in Val Poschiavo alla fine degli anni cinquanta, Begoña Feijoó Fariña racconta il dramma dei collocamenti forzati che ha caratterizzato la Svizzera fra gli anni trenta e gli anni settanta del secolo scorso. Per quella fetta di mela secca rubata al compagno di scuola, Lidia verrà collocata in istituto prima e affidata a un contadino poi, subendo tutta una serie di violenze fisiche e psicologiche che avranno pesanti ripercussioni su tutta la sua esistenza. Con una profonda attenzione al vissuto psicologico della protagonista e un’impostazione narrativa volta a sottolineare i vuoti particolarmente segnanti del suo percorso, Begoña Feijoó Fariña riporta alla luce una realtà storica a cui dà voce tramite un percorso di rivendicazione personale. (Carlotta Bernardoni-Jaquinta, in Viceversa Letteratura n. 15, 2021)