Piccolo dizionario dell'inuguaglianza femminile [Nuova edizione ampliata]

Una quarantina di voci in ordine alfabetico che procedono dall’Anima alla Vita, rivelando, voce per voce, le insidie nascoste nelle parole, non solo nei confronti della donna, ma di tante altre creature che il linguaggio tende a ridurre in minoranza. “Per me,” scriveva Ceresa alla sua traduttrice francese, “l’inuguaglianza femminile è ancorata nella intera visione del mondo; ergo, se io faccio un dizionario, devo fare il giro anzitutto delle radici di quest’albero dell’inuguaglianza… Conclusione: il piccolo dizionario io non lo scrivo per le donne; lo scrivo perché va scritto”. Alice Ceresa ha lasciato questo inedito, a cui lavorava da anni, oggi conservato nell’Archivio svizzero di letteratura nella Biblioteca nazionale di Berna.

(dalla presentazione del libro, Nottetempo)

Recensione

di Laura Di Corcia
Inserito il 04.11.2020

Non si tratta – solo – di una raccolta di lemmi che possano far luce sui rapporti di potere fra i generi; il Piccolo dizionario dell’inuguaglianza femminile di Alice Ceresa, dato nuovamente alle stampe dalla casa editrice Nottetempo in una edizione ampliata con la curatela dell’Ordinaria di letteratura italiana presso l’Università di Zurigo Tatiana Crivelli, è in fondo una riflessione più ampia sulle strutture della nostra cultura, mirante in primo luogo a decostruirne gli assiomi, a rivelarne i tranelli. Come sottolinea la curatrice il Dizionario, su cui l’autrice ticinese iniziò a lavorare a inizio degli anni Settanta, pur non essendo mai pubblicato in vita, fu però un progetto ampio, un “work in progress” continuo su cui aleggiò, forse, una sorta di irrequietudine, la paura di non aver completato il disegno. “La reticenza a definire compiuta la propria opera – spiega Crivelli nelle pagine prefatorie – è il motivo per cui il Dizionario non vide mai la luce”. Proprio per dare testimonianza di questa insoddisfazione, di questi ripensamenti continui, la nuova edizione pubblicata da Nottetempo è corredata da un’appendice nella quale sono state aggiunte alcune versioni scartate in un secondo momento dalla stessa autrice. In effetti, le ambizioni di Ceresa erano altissime: una critica severa, e molto ampia, come abbiamo anticipato, a tutto quanto abbia posto le basi per una disuguaglianza fra i generi. Scrive Ceresa in una lettera a Michèle Causse risalente al ’76 e riportata nelle pagine introduttive:

Adesso ti spiego come la vedo io: per me l’inuguaglianza femminile non è fatta dei temi delle rivendicazioni, ma è ancorata nella intera visione del mondo: ergo, se io faccio un dizionario (…) devo fare il giro anzitutto delle radici di quest’albero dell’inuguaglianza.

Per questo il libro, in ossequio all’ordine alfabetico, si apre con una riflessione non priva di ironia sul tema dell’anima e su quello degli animali: se l’anima è un concetto superato, fa intuire l’autrice, non per questo esso è stato completamente sradicato dal nostro sistema culturale. Ma non si creda che “anima” e “animale” vadano d’accordo: per quanto i due termini siano di una somiglianza tale, infatti, da suggerire una parentela, la stessa non è contemplata. La frecciatina, ovviamente, è rivolta all’antropocentrismo che pone distanze tutte mentali fra l’essere umano e gli altri esseri viventi. Ma questo bisogno di distinguere, differenziare (si veda la spassosissima voce “biologia”) non è forse alla base della gerarchizzazione della società che ha portato nei secoli alle disuguaglianze fra uomini e donne che ancora oggi chiedono di essere estirpate, tanto profondamente esse sono radicate nel nostro immaginario? In fondo anche la legge del mercato, quella per cui tutto diventa merce, ha contribuito ad esasperare quei paradigmi culturali che la cultura occidentale ha portato con sé nel corso dei secoli. Leggiamo, per esempio, un passaggio del lemma “bellezza”:

A prima vista sembrerebbe che sia per così dire indispensabile alle donne, mentre gli uomini non soltanto possano farne a meno ma addirittura di ciò si compiacciano. Sono tuttavia impressioni superficiali, derivate dal falso concetto che la bellezza sia un attributo. La bellezza è in realtà una merce e ubbedisce alle correnti leggi di mercato.

Personalmente, leggendo le pagine di questo Dizionario, mi è venuta in mente e mi piace quindi accostare una lettura utilissima a individuare i nodi cruciali della nostra cultura, Le declinazioni del noi e l’esclusione dell’altro, un brillantissimo dialogo fra il genetista Luigi Cavalli Sforza e la studiosa Daniela Padoan. Nel libro, che aveva come nucleo generativo la riflessione attorno al tema del razzismo, si individuava nel passaggio dal nomadismo al sedentarismo, quindi dalla caccia e dalla raccolta dei frutti spontanei all’agricoltura e allevamento, un crocevia importante nella cultura occidentale. Da quel momento sarebbero nate le gerarchie sociali, utili a distinguere un “noi” e un “loro”. In fondo la differenziazione di compiti e ruoli fra uomini e donne diventa in questo momento storico ancora più pressante.
E leggendo bene fra i lemmi scritti da Alice Ceresa ci si rende conto che oggetto di rimprovero non è solo il creazionismo rappresentato dalle sue parole chiave, ovvero “anima”, “religione”, “femminile” ecc; se la passa male anche l’evoluzionismo, che in linea teorica pare accettare una comunanza e condivisione con gli altri esseri viventi, ma attenzione: è più fumo che altro. Tutto il sistema darwiniano mira a istillare nelle menti, infatti, la convinzione dura da estirpare che il punto più alto dell’evoluzione sia, ça va sans dire, l’essere umano (specie se di sesso maschile e di carnagione chiara). Si legga, per esempio, cosa scrive Ceresa alla voce “etologia”:

Essendo lo studio del comportamento degli animali non riguarda l’uomo, quali ne possano essere o ne siano le somiglianze con le bestie.

Questo vocabolario, a leggerlo bene, suggerisce una critica radicale a tutte le nostre strutture culturali; è un’operazione che andava fatta negli anni Settanta e che oggi assume un’urgenza ancora più pressante. Solo i miopi non si accorgono che la strada per ottenere una vera uguaglianza fra i generi è ancora lunga.

Rassegna stampa

"Ceresa si pose l'obbiettivo di scrivere un vocabolario i cui lemmi concorrono a definire la condizione ontologica delle donne nel mondo patriarcale, che lei riassume così: "lo sgomento di non potersi considerare un essere umano a pieno titolo. È un'esperienza tremenda, che andrebbe analizzata. Non c'è accesso naturale, libero, gioioso alla vita per chi nasce donna". Alla vastità del contenuto che Ceresa si era prefissata di analizzare per compilare il dizionario si deve aggiungere il suo approccio alla scrittura: difficile, come lei stessa ammette, frutto di un labor limae che non trova mai requie." (Laura Marzi, Azione, 6 aprile 2020)