Passeggiata sotto gli alberi

Mettersi in cammino, regolare il ritmo del passo e del respiro, avanzare nel bosco, su un terreno malcerto. Cogliere il momento di confine in cui l’ombra della notte assorbe gli alberi, i giardini, le vigne, le rocce. Può capitare così di sentirsi più forti, raggianti, di aprire passaggi segreti dagli strati superficiali del mondo, che percorriamo normalmente con leggerezza frettolosa, al centro stesso del reale. In questa testimonianza generosa, tesa e radicale, Jaccottet svela il suo viaggio verso questa rara intensità, ce la fa toccare; affidandoci a lui, tratteniamo il fiato di fronte a una sorgente pura. Lo seguiamo allora anche più in là, sulle tracce di una parola che non tradisca quella luce originaria: la parola poetica. Senza certezze, con la sorridente esitazione di chi dipana un filo nel momento stesso in cui lo segue, Jaccottet ci dona i suoi dubbi, i suoi lampi, la possibilità salvifica di sperimentare e descrivere la meraviglia.

(dalla presentazione del libro, Marcos y Marcos)

Rassegna stampa

"Se si tiene conto del lunghissimo lasso di tempo che intercorre tra la pubblicazione di [Passeggiata sotto gli alberi e Quegli ultimi rumori] in lingua originale (la prima è uscita nel 1957, la seconda giusto cinquant'anni dopo) è infatti proprio la continuità del poeta con sé stesso a sorprendere, al punto che la loro lettura si integra alla perfezione. Lo scrittore di Passeggiata sotto gli alberi è un uomo poco più che trentenne e che ha ancora quasi tutto davanti a sé, mentre il poeta di Quegli ultimi rumori... conosce già bene la vecchiezza e ha ormai gran parte della propria vita alle spalle. Eppure è sempre allo stesso paesaggio che entrambi guardano, con gli stessi rovelli, con la stessa trattenuta ansietà ma anche con la stessa passione e freschezza. (Roberto Galaverni, La lettura, 18 aprile 2021)