Casa delle ossa

Casa delle ossa è il risultato di una composizione unitaria e poetica in grado di rivelare quanto il corpo possa diventare anche una delle territorialità messe a disposizione del poeta, per indagini e scoperte rivelatrici/catartiche in cui, le mappature che si annunciano, lasciano intravedere i punti nevralgici di una rete intricatissima di sentimenti che la rivelano, come delle autentiche sinopie.

Stefano Raimondi

Nota critica

La nuova raccolta di poesie della giovane autrice e traduttrice Prisca Agustoni, Casa delle ossa, continua a esplorare i rapporti tra scrittura e corpo, creando un ponte con il suo libro precedente, La morsa (Viganello, Alla chiara fonte, 2007), dove già affermava: «Nella morsa / dove nessuno mi cercava / ho filato le vertebre. // Da allora porto con me / queste ossa / nell'incavo del verbo». I nuovi testi partono ancora dal presupposto che «sfregare le parole / è accendere il diario / del corpo»": come spiega bene Stefano Raimondi nel risvolto di copertina, nella poesia di Prisca Agustoni «il binomio corpo-parola sono ponte e riva insieme di una perlustrazione esistenziale carica di un particolare e pudico pathos». E, malgrado il libro sia diviso in più sezioni e formato da testi brevi, l'impressione è quella di essere confrontati con un'unica, lunga poesia, ritmata da brevi pause. Il titolo proviene da Seamus Heaney, citato dalla stessa Agustoni: «Bone-house: / a skeleton / in the tongue's / old dungeons».

(Yari Bernasconi, «Viceversa Letteratura», n. 5, 2011)