Le terre emerse
Poesie scelte 1985-2008

L'opera poetica di Fabio Pusterla prende avvio dal grande modello di Sereni, ma trova fin dai primi libri un tono originale che travalica la cosiddetta linea lombarda. I temi più ricorrenti si concentrano sulle tracce del passato, siano ere geologiche o generazioni di uomini, e su quelle del futuro («Sperando in una luce lontana guardavano i figli | e i figli dei figli perduti di lingua e costume») alla disperata ricerca di una comunità tra vivi e morti, tra vivi e vivi, tra vivi e futuri viventi che è sempre più difficile da «sentire», da individuare, da pronunciare.
Questo volume è un'antologia d'autore, una sorta di autoritratto in versi che riassume più di vent'anni di lavoro poetico, con l'aggiunta di una sezione di poesie recenti e inedite. Un libro sintetico ma sufficientemente ampio per rappresentare complessivamente un poeta fra i più importanti e di valore più sicuro nella poesia italiana degli ultimi decenni.

(Presentazione della raccolta, Einaudi editore)

Nota critica

L’antologia che la prestigiosa collana bianca di Einaudi offre a Fabio Pusterla è un’inequivocabile e meritata consacrazione per un poeta rimasto fedele a un piccolo editore di grande qualità quale Marcos y Marcos. Percorrere oggi i venticinque anni di poesia che vanno da Concessione all’inverno (1985) a Folla sommersa (2004), nell’attesa del prossimo Corpo stellare (di cui si anticipano alcuni testi nel presente volume), è anche e soprattutto una netta conferma letteraria: la precisione insieme esigente, autorevole e calorosa del poeta ticinese si afferma a poco a poco in questa traversata dai pochi temi cocciuti e dal ritmo magnificamente iscritto nella tradizione italiana (che tende a complessificarsi come un fiume in piena nelle opere più mature): i luoghi sono sempre umani, gli oggetti per quanto desolati sempre tangibilmente carichi di vita, i volti – dai figli del poeta alle figure storiche – espressamente esemplari. Ne esce una poesia moralistica in senso pariniano, sostenuta da una pregnanza lirica degna delle Tragedie manzoniane: una poesia lombarda, insomma, nel suo ancoraggio, ma totalmente europea per l’orizzonte metafisico che invoca. Una poesia di resistenza senza strappi apparenti, accorata e matura: «Ed improvviso il loro silenzio fu immenso, pauroso».

(Pierre Lepori, «Viceversa Letteratura» n. 4, 2010)