Caccia allo stambecco con Wittgenstein

Leo Tuor
traduzione di: Roberta Gado

La caccia allo stambecco è considerata una specialità della Surselva, le Alpi svizzere del Canton Grigioni. Ogni anno, all'apertura della stagione venatoria, cacciatori e bracconieri sfidano la montagna e inseguono le loro prede. Ma ci vuole vigilanza e pazienza, molta pazienza, prima che l'animale si mostri nel binocolo... A metà tra saggio e racconto autobiografico, questo libro descrive le contraddizioni di una pratica oggi sottoposta a complicati regolamenti. Con sguardo spesso ironico, l'autore riesce a dare volti e voci ai personaggi più schivi e improbabili e, soprattutto, suggerisce un significato più profondo, meno scontato forse, dell'andare a caccia. Un significato che ha a che fare con l'esperienza di sé e del mondo: «Se vuoi imparare a conoscere una valle nei dettagli, una montagna con i suoi pendii, le sue pareti scoscese, i suoi ghiaioni, con i suoi nasi e grugni rocciosi, i suoi avvallamenti, le sue conche e i suoi ripari, vai a caccia di stambecchi in alta quota...».

(Dalla presentazione del libro)

Nota critica

«La caccia è come la vita. È appena cominciata ed è già bell’e che finita». Cosa più dell’esilità di un bel libro, può confermare una tale massima? E cosa più della bravura di uno scrittore nel far vivere questo libro, può rendere la brevitas – reale o apparente –, una temibile arma di precisione? Leo Tuor riesce a raccontare in poche pagine tutta una stagione di caccia allo stambecco, l’animale totem del Cantone dei Grigioni, plasmando i tempi e i ritmi a piacimento, grazie a ellissi e sospensioni, e soprattutto grazie a una buona dose d’ironia. L’andamento narrativo rispetta non solo i vertiginosi silenzi della montagna, ma anche le piccole-grandi frustrazioni umane che si creano al suo cospetto. La natura detta legge e al cacciatore non rimane che far uso sapiente delle gambe e del binocolo (o del mirino); tra bagliori di insofferenza verso le regole e le costrizioni, poetiche visioni di cieli e rocce, ma anche frammenti – non privi di sarcasmo – di manie e rituali venatori, emergono tentativi di comprensione, di lettura di un mondo… del mondo. La brillante traduzione dal romancio sursilvano è di Roberta Gado.

(Roberta Deambrosi, Viceversa ha letto..., 13.08.2014)