Qualunque sia il nome

È la storia di una ribellione contro il silenzio e la falsificazione degli affetti, quella narrata da questa intensa e compatta raccolta di poesie. Una storia che comincia da lontano nella forma di un dialogo con le generazioni passate e che assume poi, nella seconda parte del libro, una dimensione corale, quasi politica nell'urgenza delle sue rivendicazioni. Una storia drammatica, dunque, ma anche liberatoria, creativa, come ogni ribellione che riesca a sconfiggere o a venire a patti con il proprio nemico: un nemico che, per la forza dei legami di sangue, può anche annidarsi dentro di noi. E allora la ribellione non può prescindere dalla ricerca di un linguaggio capace di dare ad ogni cosa il suo nome, "qualunque sia la cosa / e qualunque sia il nome", come recitano i versi di Margherita Guidacci posti in apertura dell'opera. Ed è qui, nelle fibre psicologiche e sociali che legano le parole alle "cose" del mondo esterno e all'esperienza vissuta, che Lepori accende il fuoco della sua poesia.

(Quarta di copertina)

Rassegna stampa

«Una poesia complessa e di qualità, impeccabile, equilibratissima eppure varia nella scrittura, capace di affrontare tematiche diverse con piena originalità e ricca articolazione interna: i rapporti parentali, il dolore e il rischio dell’esistere, il senso del corpo, il valore della parola. Non una promessa, ma l’inizio sicuro di un poeta nuovo» (Maurizio Cucchi, «
La Stampa», 07.11.2003).

«Che il suo mondo poetico si costruisca su un fondale dominato dal romanzo familiare (dai suoi riverberi traumatici, dal prudere di antiche e dolenti cicatrici che si tramandano per generazioni) è indubbio.
Ma a risolvere su un piano più alto l’antefatto di cronaca di cui è stato pur necessario conservare fino in fondo gli umori attraverso accenni memoriali replicati, spesso crudeli, interviene una concezione poetica decisa ad affrontare il lungo percorso che dall’ìnaugurale avvertimento del magma inenarrabile, dalla sempre lacunosa registrazione del vissuto, s’indirizza "verso la riappropriazione del dire"» (Gilberto Isella
, «Giornale del Popolo», 0
9.12.2003).

«Considerando il carattere dell’indagine poetico-analitica che l’autore avvia con se stesso e la propria vicenda, in rapporto alla famiglia e al mondo esterno, potremmo dare alla sua poesia l’appellativo di esistenziale (“Ma l’esistenza impedisce di esistere”), con una precisazione: egli reagisce alla vischiosità della sofferenza, con la quale molti paiono andare a nozze, per intraprendere, attraverso una complessa e meditata elaborazione, la lotta contro il male costituito innanzitutto dall’inganno e dai colpevoli silenzi. Il passo anabatico, l’apertura del “libro dei morti”, lo spingerà infatti a una sovversione intima e alla luce della parola piena, con una manovra che, prima di Freud, ricorda Nietzsche. Ecco perché, pur non rimovendo i caratteri specifici della poesia, egli apre una serrata e impietosa ricerca in cui si sente bene come scrivere non significhi sfogarsi, ma giungere, tramite l’atto di parola, alla scoperta di se stessi e al vero inizio del lavoro» (Silvio Aman
, tellusfolio.it, 06.11.2007).